Un po’ di storia
Ancora dal libro di Paolo Nori ‘Sanguina Ancora’
“C’è un regista russo che si chiamava Kulešov che una volta ha fatto un esperimento destinato a diventare celebre, nella storia del montaggio (si chiama Effetto Kulešov).
Ha filmato quattro sequenze: qualche secondo del primo piano di un attore, che si chiamava Mozžuchin, che guardava in lontananza; qualche secondo di una zuppa fumante; qualche secondo di un bambino steso, come se fosse morto, dentro una bara; qualche secondo di una ragazza su un divano che guardava, languida, la cinepresa.
Poi Kulešov, il regista, aveva montato le sequenze in questo modo: primo piano dell’attore-zuppa fumante; primo piano dell’attore-bambino nella bara; primo piano dell’attore-ragazza sul divano.
E la faccia dell’attore, Mozžuchin, nel primo montaggio sembrava una faccia affamata, nel secondo una faccia disperata, nel terzo una faccia innamorata, e la faccia era sempre quella, e l’esperimento di Kulešov dimostra che il significato che si attribuisce a una cosa cambia a seconda delle cose che la circondano, e viene in mente quel paradosso di Mommsen che dice che ci son delle volte che il futuro getta le sue ombre sul passato, che è quello che succede nelle tre sequenze di Kulešov: che la faccia di Mozžuchin si colora dell’ombra di quel che le succede (cioè di quel che vien dopo di lei), prende il colore del futuro, in un certo senso.”
Davvero significativo l’esperimento di Kulešov. Getta una luce anche sul rapporto che abbiamo con la memoria nella vita di tutti i giorni.